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"Scegliere di essere chi si è, è guardare la vita di fronte."

Sal Giampino - Arti e Visioni
IO-NESCO, TU VIENI?... Al “Baluardo Velasco”? di Sal Giampino

IO-NESCO, TU VIENI?... Al “Baluardo Velasco”?

Un testo magistrale, che rappresenta la quotidiana inazione dello spirito umano, è stato il simbolo tangibile, sabato sera 21 u.s., della inadeguatezza del Mondo alla propria stessa natura di ricercatore di felicità; della negazione dell’utilità di esserci per la propria stessa anima e della conseguente decisione di farla finita con tutto: con il lamentarsi di ciò che non accade e di ciò che sarebbe potuto essere.

E decisione di farla finita con la vita, in fondo… Due personaggi ottantenni in scena, forse non stanchi di vivere, ma solamente di lamentarsi del non essere riusciti ad Essere, ripetevano ossessivamente la loro favola quotidiana della lamentazione del non-Avere attraverso un percorso abitudinario che, sappiamo, conduce inevitabilmente alla depressione e alla alienazione. Appena tre file e mezza di questo nuovo “Piccolo Teatro” di Marsala –     il Baluardo Velasco – contenevano, non per forza di cose, estimatori o intellettuali di rango, ma solamente persone, esseri volenterosi – ché nella volontà insiste la voglia di sapere – di conoscere la diversità delle coscienze e il diverso utilizzo del proprio tempo, che non ha tempo se lo impieghi costantemente perché diviene fluido infinito, temporalità illimitata. La cultura, le novità, la crescita, lo sviluppo, la nuova idea di città, il sentirsi cambiati, appagati, felici: questa ricerca, che è continua in ogni essere umano, si ritrova mortificata tutte le volte che, all’Agire di quei pochi che fanno Baluardo contro l’insipienza dei “normali”, si reagisce con il giudizio e con la diffidenza, o semplicemente con la Paura. Al cassaro, poi, in una serata di fredda primavera – anch’essa incosciente d’esserci – minigonne leggere e gonnelline di svolazzante tulle, stavano, per scaldarsi, abbarbicate a pantaloni il cui unico interesse è la “normale” lamentazione nell’attesa del “posto fisso” che un giorno concederà loro d’intraprendere e continuare una vita che, infine, risulterà inutilmente vagheggiata. Proprio come per i nostri due personaggi in scena, eccelsamente interpretati dalla compagnia G.O.D.O.T (mai naming è peregrino) che con grande professionalità hanno atteso che quelle poltrone, fuori scena, si riempissero di protagonisti del reale mentre loro, in scena, accompagnavano a sedere sulle loro sedie-gabbia, altrettanto vuote, quei protagonisti dell’assurdo che sono, da sempre, vicenda umana continua e, purtroppo, imbattibile realtà oggettivizzata: attori di una rinuncia che si trasforma costantemente in lagna per non accettare l’impegno degli altri e muovere, similmente, il proprio. Dove eravate, gente di cultura di questa città? Dove eravate candidati sindaco di questa città? E le decine e decine e decine di candidati consiglieri al comune di questa città? Dove eravate? Dove siete tutti, quando c’è un’occasione di risveglio delle anime e delle coscienze?

Ma, in fondo, forse, c’eravate anche voi, lì su quelle sedie vuote in scena in una piéce che Ionesco stesso avrebbe assurdamente definito: "Festeggiamento in morte dello spirito”, ultimo messaggio che due esseri, scoraggiati dalla loro capacità di aver non-scelto la propria esistenza, ci lasciano prima di buttarsi in un’acqua torbida, a morire dentro quel canale tanto osservato e ammirato nella loro unica attività “culturale” di conoscenza; un canale che è percorso all’indietro dentro l’utero da cui si nasce… Notizia utile e proattiva per tutti coloro i quali non se ne fossero accorti: “Marsala non ha canali, ma è una città di mare!”

pubblicato su marsalace.it - Aprile 2012