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"Scegliere di essere chi si è, è guardare la vita di fronte."

Sal Giampino - Arti e Visioni
D’altra p’arte pioveva… di Sal Giampino

D’altra p’arte pioveva…

Venerdì 13/02/2009. “Aspettando Alejandro” regia di Andrea Scaturro, al Sollima.

D’altra p’arte pioveva… Per cui, inebetiti dalla noia e dall’alcool dei calici di vino statuariamente incastrati tra medio e anulare a sostegno e riprova di un atteggiamento adulto, cosciente, intelligente, colto e roboante di personalità, non potevano che “non-esserci”, per ragioni metereologiacamente ovvie, esprimendo così la propria “non-esistenza” e il proprio “non-pensiero”. E dunque? Dov’erano questi concittadini, ectoplasmi del desiderio, giovani e adulti che tutto vogliono e che quando hanno, tutto rifiutano, in una serata che molto avrebbe potuto concedere ai loro intelletti, arricchendo le loro vite con qualcosa che non fosse così fuori dalle coscienze perennemente neganti, ottusamente aliene dalla realtà? D’altra parte, sul palcoscenico del nostro amato Teatro Comunale c’erano altri giovani – poveri idioti – pieni d’entusiasmo che mettevano in gioco le loro vite, i loro talenti, il loro personale denaro (io ho contribuito assistendo pagante allo spettacolo sia giovedì che venerdì) per trasferire al mondo la loro........ voglia di vivere, il loro coraggio, il loro desiderio di autoriconoscimento e riconoscimento del loro impegno. Giovani che “fanno” e agiscono. E per fare e agire si intenda esprimere idee, applicare creatività, volontà di vivere la loro vita e quella di chi li circonda con convinta autostima e ricerca del sè. E gli altri? E i giovani marsalesi che dovrebbero occupare quelle vetuste e gloriose poltrone, dove erano? Forse a rimuginare critici e giudicanti, vittime di una cultura cattolica che prevede solo l’osservazione punitiva di tutto ciò che gli altri mostrano di sé? Ma…per tornare costruttivamente ai quattro “adattattori” di queste tre pièce teatrali tramutate in uno spettacolo unico dai contenuti “amatoriali”, e non solo nel senso dell’impegno artistico ma anche e soprattutto per quello contenutistico, occorre osservare che la loro è stata una “re-citazione” nel senso più etimologico del termine: una “citazione della cosa” dove la reinterpretazione attoriale si è subito autosubìta per superficialità interpretativa, per movimeto scenico poco presente, per illogica aderenza a canoni stereotipati Pirandelliani, Wildiani, Ioneschiani. E tutto ciò, restando al di qua, un passo indietro, dell’eccellenza per mancanza di volontà di rischio. Rischiare e non “res citare” in teatro vuol dire innovare e Luisa Caldarella, Gianfranco Manzo, Roberta Caly e Andrea Scaturro, intelligenti, volenterosi, convinti assertori del loro carattere e delle loro qualità artistiche, sono certamente in grado di ottenere di più da se stessi e donarlo a noi attenti spettatori con più convinta forza di penetrazione, con una più efficace potenza delle idee. Luisa, recitazione statica e poco leggibile; Gianfranco, un “déjà vu” canonico; Roberta, istericamente pirandelliana-fuori dai tempi ma brava cantante; Andrea, bravo, molto bravo nell’interpretazione del cacciatore de “Il canarino muto” con una efficace e prepotente forza ironica, illusoria, metafisica; ma meno attento in Checov dove ogni cosa, ogni atto avrebbero potuto essere l’apoteosi dell’umorismo, considerati autore e testo. Spettacolo “trattenuto”. Meritevole di riconoscimenti, apprezzabile da un punto di vista dell’impegno e dei risultati. Lodevole ma…”trattenuto”. Il mio consiglio è quello di superarvi lasciandovi andare, lasciando andare alle vostre spalle ciò che conoscete per “inventare” il Vostro teatro. Agli altri giovani marsalesi, il mio consiglio è di divenire semplicemente accettativi. Ma…d’altra p’arte, pioveva! No?

pubblicato su marsalace.it - Febbraio 2009