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"Scegliere di essere chi si è, è guardare la vita di fronte."

Sal Giampino - Arti e Visioni
“Dice che… era Teatro?!” di Sal Giampino

“Dice che… era Teatro?!”

Lidia Miceli e Massimo Vinti al Carmine. Una chicca, in una caldissima serata d'Agosto ai "Notturni del Carmine", per la direzione artistica dell'amico e, bravo attore, Alessio Piazza. Una chicca di cui forse pochi si saranno resi conto: presi dal presunto dinamico e ritmato vortice recitativo.

Infatti, uno dei brani musicali, forse il primo che ha accompagnato e stimolato ad "agire" i due protagonisti in scena, era "Donna" cantata, in una versione d'epoca, validamente antica e originale, dal mitico Quartetto Cetra di Virgilio Savona che con la sua storica, nasale e ironica voce sincopata mi ha riportato negli anni sessanta e alle indimenticabili loro performance di "Biblioteca di Studio Uno". Prove d'attore preziosissime, cesellate con infinito amore da quel gruppo di cantanti-musicisti che attori non erano. In "Palermo is cool" alla "Vicaria" di Emma Dante, avevamo assistito, mesi fa, con grande apprezzamento e orgoglio campanilistico, all'incipit concettuale che ha cercato di trovare evoluzione e completamento sabato sera al Carmine per mano, scrittura e azione scenica di Lidia Miceli e Massimo Vinti, attori che hanno, giustamente, definito la loro serata uno "studio" presentato al pubblico marsalese, accaldato, sudato, ipoteso, annoiato, e alla ricerca di qualunque cosa, qualsiasi battuta, anche stupida, che potesse rivitalizzarli attraverso una risata scotente. E risate ce ne sono state, a iosa, durante i primi momenti della rappresentazione, perché e soprattutto, se mi aspetto di poter ridere, sono già predisposto a farlo. Dopo continuo per inerzia. Ma, vuoti stilistici e ritmici, contrastanti equilibri di rapporto scenico-attorale, costumi approssimativi e figurazione scenografica debolissima, oserei dire da teatro di campagna, hanno messo in stand-by le fisionomie di tutti per non meno di quindici minuti, prima che nuovi impulsi elettro-chimici ridessero (la consonanza col verbo ridere è puramente casuale) stimolo vitale ai ventuno muscoli mimici, compreso quello del Santorini, di ognuno dei presenti. I due ottimi, quando ben diretti, attori palermitani, hanno ricostruito con "normale" fantasia le loro serate tra amici, ampliandone il range di battute in un'ovvia e banale ricerca di luoghi comuni in ambiente socio-scolastico, circostanza che definire un dejà-vù, sarebbe volergli dare dignità di scrittura e di trasposizione creativa: la professoressa moralmente coercizzata a "premiare" con voti immeritati, le ripercussioni socio-economiche nel privato e nell'autostima d'ogni insegnante di una scuola italiana malata da sempre, e poco altro, hanno sottolineato questa modesta prova di due attori splendidi, ammirati in altre circostanze in cui la finalizzazione di soggetto e sceneggiatura, aveva forse trovato una significazione più profonda e importante. Mi direte che in serate come queste nostre, calde siciliane, ognuno di noi ha bisogno di evadere e di sentire la leggerezza dello spirito, almeno per un po’, cercando di dimenticare i problemi di tutti i giorni e immergendosi per un'ora in un mondo fatto di superficialità senza andare al fondo dei malesseri e delle cose. Posso trovarmi parzialmente d'accordo perché anch'io "preferisco vivere", ma solo se il background, il sottofondo, sia scenico che culturale, riesca, alla fine, a regalarci non solo sorrisi sguaiati o a denti stretti (la scelta è personale) ma anche un momento di soddisfatta riflessione come ci hanno insegnato Miller, Pinter, Ionesco o Checov. Una sequela di barzellette di nicchia scolastica, alle quali si può riferire la memoria di chiunque di noi, non è certo il modo migliore di evadere dalla realtà. Meglio tornare nelle proprie abitazioni a seguire sui canali di mamma RAI gli amarcord del varietà italiano: ieri sera "speciale Franco Franchi e Ciccio Ingrassia". E sto parlando dell'espressione più minimalista del cinema e della TV italiani degli anni sessanta. Due attori senza curriculum formativo se non la strada e la povertà dalla quale provenivano. Grandi artisti da rivedere, rivalutare, suggerire anche alle nuove leve del "teatro" siculo-italiano. Lidia e Massimo, sono invitati.

pubblicato su marsalace.it - Agosto 2009