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"Scegliere di essere chi si è, è guardare la vita di fronte."

Sal Giampino - Scrittura
Siamo tutti dividui di Sal Giampino

Siamo tutti dividui

Saremo stati non più di trenta persone, in quella grande sala al centro di Roma, a due passi dal Colosseo. C’era nell’aria un profumo d’attesa come quando, in classe, si aspettava l’arrivo del preside, o come quando, in chiesa, mentre tutti stanno a capo chino, chiusi nella maschera della preghiera, tu guardi e osservi, sfacciatamente, l’ostensione.

Tra di noi non ci conoscevamo, o meglio, io non conoscevo nessuno. Comunque, nemmeno gli altri presenti mostravano confidenza tra di loro. Qualcuno parlava sottovoce col vicino di sedia. Sembravamo tutti distaccati, separati gli uni dagli altri. Divisi. Ero in quel luogo, un po’ freddo e scarnamente addobbato, da solo, e senza idea di come ci fossi arrivato. Ero entrato, gocciolante di pioggia, come giunto in un’oasi di salvezza. Aspettavo in silenzio con gli altri, appoggiato a un pilastro bianco quadrato: due parallelepipedi di freddezza, solitudine su solitudine.

Sono trascorsi tantissimi anni da quella sera, ed oggi sento di nuovo la stessa solitudine nel cuore. L’uomo che quella sera aspettavamo di conoscere, è morto. Oggi. Il Pianeta rimane più povero.

Entrò, e il suo ingresso spense ogni farfuglio. Indossava una camicia bianca senza cravatta, chiusa al collo, su pantaloni bianchi. Cinta nera. Ascetico, ma molto reale. E ci accorgemmo tutti di quanto lo fosse, nonappena cominciò a parlare con una voce piana, sottile e un tono pacato. Un sorriso sereno, una gestualità misurata da uomo che ha scoperto di sapere di non sapere nulla. Ci raccontò della sua Scuola degli Dei, dove il suo sogno era quello di formare uomini liberi, veri, non programmati, non addomesticati, onesti. Uomini che stavano già nascendo e crescendo senza che il mondo se ne potesse rendere conto. Bambini puri, che avrebbero insegnato al mondo come seguire una strada luminosa verso la consapevolezza. Esseri naturali, che avrebbero affrontato il difficile compito di cambiare il punto di vista comune. “E voi? Voi cosa ci fate qui stasera? Avete smarrito la strada? Fuori piove a dirotto, Siete arrivati qui per caso? No! Perché il caso non esiste. No! Siete qui perché cercate qualcosa, ma non sapete cosa. Forse qualcuno, ma non sapete chi. Siete nella pancia della balena: osservatori incoscienti delle vostre vite. Look within!… Imparate a curare minuziosamente ogni angolo delle vostre vite, siate consapevoli di tutto quello che entra ed esce dall’Essere!…Our Being creates Our Life!…L’Essere crea il mondo. Un uomo attento sa che attraverso il suo più piccolo gesto sta aggiustando l’Universo.” Un tuono spaccò i timpani di noi tutti e ci rimbombò dentro assieme alle sue parole. “E’ solo il suono della consapevolezza“, disse lui sorridendo. Non abbiate paura di osare. E ricordate che l’Essere non ha alcun limite. E’ l’Essere che decide di Avere. Le luci si spensero… la pioggia, anche a Roma, aveva avuto il suo effetto. Nel buio sentii strascicare di piedi e cominciai a sentirmi vicino, più vicino a tutti gli altri presenti. Li sentivo addosso, ci sfioravamo, ci abbracciavamo, ridevamo nel buio. Quando tornò la luce, dopo pochi minuti, ci trovammo come un corpo unico. Non eravamo più divisi, eravamo indivisi. Individui. Ecco! ci disse sorridente: “Vi cercavate, vi siete ritrovati. Adesso siete illuminati dalla consapevolezza di Essere. Coscienti delle vostre vite.” Era Stefano D’Anna: scrittore, spiritualista, Economista e uomo di Marketing. Formatore di coscienze. E’ morto oggi. Questo nostro mondo; un mondo che esalta il denaro, la forza muscolare, il potere, non se ne accorgerà, ma l’energia che un Essere, così come lui era e continua ad essere, ha saputo emanare e donare al mondo, rimarrà nell’anima di tutti quelli che lo hanno conosciuto, letto e studiato attraverso i suoi libri che “non sono sacri“, ma sono “per sempre“. Rimarrà nel cuore e nello spirito di chi ha ricevuto da lui il dono di divenire individuo. A me donò la certezza di poter sognare la mia vita, così come detta l’anagramma spirituale del mio nome e cognome. Stefano, ti dedico il mio cambiamento, e il mio percorso di soccorso alle coscienze che provo a donare al mondo tutti i giorni. Con amore e senza Giudizio. Grazie professore, perché i maestri non esistono.

Salvatore Giampino >>> “Sogno per la mia Vita”